Mining bitcoin e consumo di energia: il mining spreca energia?
Quando è energia in eccesso e quando no
In breve. Il consumo di energia del mining bitcoin è grande e, in un certo senso, voluto: è il costo che rende credibile il registro. Cambridge stima circa 138 TWh l'anno (dati di metà 2024, circa lo 0,5% dei consumi elettrici mondiali); un'anteprima preliminare parla di circa 190 TWh a fine 2025. L'«energia in eccesso» esiste (rinnovabili tagliate, idroelettrico, gas bruciato), ma è solo una parte della storia. In Italia succede poco e solo di giorno, con il sole. E molte cifre arrivano da chi ha un interesse: qui trovi chi dice cosa.

Se cerchi «mining bitcoin consumo energia» trovi due mondi: titoli sugli sprechi da paese intero e chi giura che il mining usa solo energia che andrebbe persa. Hanno ragione in parte tutti e due. Qui ti diamo i dati, con le fonti controllate il 14 ottobre 2026, e gli strumenti per riconoscere i numeri di parte.
Che cos'è il mining di bitcoin e come funziona?
Risposta breve: è il lavoro dei computer che tengono in ordine il registro di Bitcoin e che, in cambio, possono ricevere bitcoin nuovi.
I miner sono computer specializzati in una gara continua: provano un numero enorme di tentativi finché uno trova la combinazione giusta, aggiunge un blocco di transazioni al registro e incassa un premio in bitcoin. Si chiama proof-of-work, «prova di lavoro», ed è come una lotteria dove non si indovina con l'astuzia: si può solo provare, e ogni tentativo costa corrente.
Il motivo è che così barare costa caro. Secondo il whitepaper, per modificare un blocco del passato bisognerebbe rifare il lavoro di quel blocco e di tutti i successivi, e superare chi è onesto. Il testo dice anche cosa si spende: tempo di calcolo ed elettricità. L'energia, quindi, non è un effetto collaterale: protegge il registro.
Quanta energia consuma il mining di bitcoin, e perché?
Risposta breve: tanta. La stima di Cambridge è di circa 138 TWh l'anno, intorno allo 0,5% dell'elettricità mondiale.
Un terawattora (TWh) è un miliardo di kWh, di quelli che leggi in bolletta. Il rapporto di Cambridge (aprile 2025) stima 138 TWh l'anno (dati di metà 2024, secondo la presentazione dei numeri nuovi), il 17% in più dell'anno prima, cioè lo 0,54% dei consumi elettrici mondiali. Un'anteprima preliminare dello stesso centro, presentata a un forum a Dallas e riportata dalla stampa di settore il 25 luglio 2026, parla di circa 190 TWh a dicembre 2025; il rapporto completo uscirà più avanti. Altre stime sono più alte: Digiconomist segna 204,44 TWh (lettura del 14 ottobre 2026, la pagina non mostra la data) con un metodo diverso, che parte dai ricavi dei miner e da un prezzo di 5 centesimi di dollaro al kWh. Nessuno misura ogni macchina: sono stime.
Per la scala: il fabbisogno elettrico italiano del 2025 è stato di 311,3 TWh (Terna). I 138 TWh di Cambridge ne sono circa il 44%, i 190 circa il 61%. È un confronto di dimensioni, non un giudizio: cambia il paese e cambia il titolo.
Perché tanto? Il premio è in bitcoin: più vale, più macchine conviene accendere e più dura è la gara. In più la difficoltà si regola da sola: secondo il whitepaper aumenta se i blocchi arrivano troppo in fretta.
Il mining di bitcoin inquina?
Risposta breve: produce emissioni; quante dipende dalla corrente che usa e da chi fa il conto.
Cambridge stima 39,8 milioni di tonnellate di CO2 equivalente l'anno (circa lo 0,08% del totale mondiale), che diventano 69,6 con un altro modello, basato sugli indirizzi IP; Digiconomist arriva a 114,03. Nel sondaggio di Cambridge il 52,4% dell'elettricità è «sostenibile» (42,6% rinnovabili, 9,8% nucleare) e il gas è la prima fonte singola (38,2%): dati 2024 dichiarati dalle aziende, che coprono il 48% della rete. Nell'anteprima del 2026 la quota a basse emissioni sale al 59,4% e l'idroelettrico supera il gas, ma i numeri sono preliminari.
Cosa vuol dire «energia in eccesso»?
Risposta breve: corrente che in quel momento, in quel posto, nessuno compra o nessuno riesce a portare dove serve. Un miner si installa quasi ovunque e, dicono i suoi sostenitori, si spegne in fretta: per questo può fare da cliente. Gli esempi documentati sono tre.
Cos'è il curtailment, le rinnovabili «tagliate»?
Quando sole e vento producono più di quanto la rete usi o trasporti, il gestore chiede agli impianti di produrre meno: è il curtailment. Secondo l'EIA, nel 2024 in California sono stati tagliati 3,4 milioni di MWh (3,4 TWh) di eolico e solare, il 29% in più del 2023, per il 93% solare. Se fossero andati tutti ai miner sarebbero stati circa il 2,5% dei 138 TWh del mining mondiale (calcolo nostro): il tema è reale, ma piccolo. Un caso documentato è il Texas: secondo il paper del MIT di cui parliamo sotto, nella tempesta Elliott (dicembre 2022) i grandi carichi flessibili del gestore ERCOT, quasi tutti miner, hanno ridotto i consumi di 1,4 GW. Gli autori però avvertono che i benefici climatici di questo servizio sono difficili da misurare.
E l'idroelettrico?
Nell'anteprima di Cambridge è la prima fonte del mining, ma idroelettrico non vuol dire in eccesso: se quell'acqua avrebbe servito case e fabbriche, il mining è un consumo in più. In Italia la startup trentina Alps Blockchain installa mining farm dentro centrali idroelettriche; secondo i dati forniti dall'azienda a greenme.it, fino al 30% dell'energia prodotta può andare al mining. Sono dichiarazioni dell'azienda, non verificate da terzi.
E il gas bruciato in torcia (flaring)?
Con il petrolio esce anche gas; se mancano gli impianti per portarlo sul mercato, lo si brucia. Per la Banca Mondiale nel 2025 ne sono stati bruciati 167 miliardi di metri cubi (valore stimato 54 miliardi di dollari), il terzo aumento di fila e il massimo dal 2019; la pagina non parla di bitcoin. L'idea del mining è usare quel gas in un generatore al pozzo. Secondo Crusoe Energy, azienda statunitense citata da Argus Media nel 2021, le emissioni di CO2 equivalente scendono fino al 63% rispetto alla torcia: è una cifra dell'azienda. I critici, riportati dal MIT, notano che si continuano a estrarre fossili e che si può prolungarne la dipendenza. Lo stesso paper cita uno studio su Science secondo cui le torce americane, comprese quelle spente e la combustione incompleta, distruggono il metano con un'efficienza complessiva del 91,1%, non del 98% che di solito si presume.
E in Italia? Succede che ci sia energia in eccesso?
Risposta breve: sì, ma in poche ore e solo di giorno, con il sole.
Italia Solare, associazione del fotovoltaico, ha analizzato i prezzi sul mercato del giorno prima nel secondo trimestre 2026. Nelle zone Sud, Calabria e Sicilia il prezzo è stato zero per 106 ore (il 4,9% del trimestre) e fino a 20 €/MWh per 215 ore (circa il 10%): tutte tra le 10 e le 18, con il picco tra le 12 e le 16. Il 12 maggio 2026, al Sud e in Sicilia, è rimasto a zero per nove ore di fila. Di notte, mai. Intanto il PUN, il prezzo medio nazionale, è rimasto alto: 143 €/MWh a marzo, 119 ad aprile e maggio, 131 a giugno. Attenzione: «prezzo zero» è il prezzo all'ingrosso, non quello della tua bolletta, che comprende anche trasporto, oneri e imposte.
Il fenomeno si vede anche dal lato della rete. Con la delibera 128/2025/R/efr l'ARERA ha esteso, dal 1° aprile 2025, anche alle rinnovabili non programmabili diverse dall'eolico il riconoscimento della «mancata produzione» dovuta agli ordini di riduzione di Terna (il GSE la calcola, Terna la remunera), e ricorda che a febbraio 2025 Terna aveva avvisato che dalla primavera sarebbe servito ricorrervi più spesso. In Sicilia ci sono circa 2.954 MW di fotovoltaico e 2.484 MW di eolico (dati Terna ripresi da Renewable Matter, gennaio 2026).
Un miner in quelle ore? Un conto, con le ipotesi scritte. Antminer S21 XP (270 TH/s, 3.645 W) a circa 6.000 $ (Kryptex); ricavo di 39,87 $ per PH/s al giorno (Hashrate Index, 28 settembre 2026); cambio 1 € = 1,1188 $ (BCE, 13 ottobre 2026). Caso migliore: acceso solo nelle 106 ore a prezzo zero, corrente gratis, nessun'altra spesa. Il ricavo lordo è circa 0,45 $ all'ora, quindi circa 47,5 $ (42,5 €) a trimestre: per ripagare 6.000 $ ci vorrebbero oltre 30 anni. Nelle altre ore, al PUN medio (119-143 €/MWh), la corrente costerebbe 10,4-12,5 € al giorno contro un ricavo lordo di 9,6 €: si perde prima ancora di oneri e imposte. Non è una previsione: sono numeri di settembre-ottobre 2026 che cambiano ogni giorno. Il comunicato di Italia Solare non parla di mining: come risposta ai prezzi che crollano indica batterie e gestione dei consumi.
Cosa dicono gli studi indipendenti e i critici?
Risposta breve: che il consumo è enorme, che alcuni vantaggi sono reali ma difficili da misurare e che le cifre rassicuranti vanno verificate.
Lo studio più vicino a una risposta neutra è il working paper 2023-11 del MIT CEEPR, «Climate Impacts of Bitcoin Mining in the U.S.» (giugno 2023). Cosa dice davvero:
- 13 miner quotati con attività negli Stati Uniti, circa un quarto della rete a fine 2022: la loro elettricità ha un'intensità di carbonio di 397 g CO2/kWh, quasi uguale alla media americana (387), e le emissioni (7,2 milioni di tonnellate l'anno) superano quelle del Vermont. Il calcolo usa fattori medi di rete, non contratti specifici.
- Il Bitcoin Mining Council, organismo del settore, sostiene che il 58,9% dell'energia sia sostenibile; per gli autori è un dato da sondaggio, senza modo di verificarlo.
- I possibili benefici (carichi flessibili, gas di torcia, pozzi abbandonati, rinnovabili) sono difficili da quantificare, e non esiste un elenco completo di miner che abbiano costruito nuova capacità rinnovabile. Il riuso del calore sembra limitato a progetti pilota.
- Servono più trasparenza e obblighi di comunicazione, per evitare il greenwashing senza dare per scontato che ogni consumo sia negativo.
Limiti: è un working paper, senza revisione tra pari (lo precisa il CEEPR); riguarda gli Stati Uniti e dati di fine 2022; tre autori sono cofondatori di una società che vende metriche di sostenibilità per le criptovalute (lo dichiarano nel testo).
Come riconosco i numeri di parte?
Risposta breve: chiedi chi parla, come ha misurato e di cosa parla esattamente.
Quattro domande per ogni cifra: chi la dà e cosa ci guadagna? Come è stata misurata (sondaggio, modello, misura diretta)? Di che periodo e zona parla? E parla di energia rinnovabile, in eccesso o a emissioni zero? Sono tre cose diverse: «59% rinnovabile» non dice dove né quando quella corrente è usata, né se sarebbe stata usata comunque.
| Chi | Cosa dice | Come leggerlo |
|---|---|---|
| Cambridge (università) | 138 TWh; 52,4% sostenibile | Sondaggio su 49 aziende, 48% della rete; i sondaggi premiano chi comunica di più |
| Digiconomist | 204,44 TWh | Metodo economico: ricavi dei miner e 5 centesimi di dollaro al kWh ipotizzati |
| Bitcoin Mining Council (settore) | 58,9% sostenibile (fine 2022, citato dal MIT) | Da sondaggio; per il MIT non verificabile |
| Crusoe Energy (azienda) | Fino al 63% di emissioni in meno rispetto alla torcia | Cifra dell'azienda |
| Alps Blockchain (azienda) | Fino al 30% della centrale al mining | Dati forniti dall'azienda |
| Italia Solare (fotovoltaico) | 106 ore a prezzo zero | Dato di mercato, ma letto da un'associazione di settore |
| MIT CEEPR | 397 g CO2/kWh | Non rivisto tra pari, dati 2022, solo USA |
Allora, il mining spreca energia?
Risposta breve: dipende da cosa chiami spreco e da quale corrente intendi.
Tre risposte oneste. Primo: è un consumo enorme e voluto. Se pensi che un sistema di denaro fuori dal controllo di uno Stato non valga quella corrente, per te è spreco; se pensi di sì, è il costo della sicurezza. È un giudizio di valore, non un dato. Secondo: l'energia in eccesso esiste e in alcuni casi il mining la usa (Texas, parte del gas di torcia, alcune idroelettriche), ma i benefici per il clima sono difficili da misurare e i miner quotati americani stavano sulla media della rete: chi dice «usa solo energia sprecata» e chi dice «brucia il pianeta» semplificano entrambi. Terzo: in Italia l'eccesso è piccolo e diurno; per ora hanno più peso batterie e gestione dei consumi. Davanti a un numero chiedi sempre: da chi? misurato come?
Domande frequenti
Quanta energia consuma il mining di bitcoin?
Secondo Cambridge circa 138 TWh l'anno (rapporto di aprile 2025, dati di metà 2024), lo 0,54% dei consumi elettrici mondiali; un'anteprima preliminare indica circa 190 TWh a dicembre 2025. Digiconomist stima 204,44 TWh con un altro metodo. Sono stime, non misure.
Il mining di bitcoin inquina?
Produce emissioni: 39,8 milioni di tonnellate di CO2 equivalente l'anno secondo Cambridge (69,6 con un altro modello), 114,03 secondo Digiconomist. Dipende dalla corrente usata: per i miner quotati negli Stati Uniti il MIT ha trovato un'intensità di carbonio vicina alla media della rete (397 contro 387 g CO2/kWh).
Il mining usa energia rinnovabile?
In parte. Nel sondaggio di Cambridge il 52,4% dell'elettricità è «sostenibile» (42,6% rinnovabili, 9,8% nucleare) e il 38,2% è gas. È un dato dichiarato dalle aziende che hanno risposto; le anticipazioni 2026 parlano di 59,4% a basse emissioni, ma sono preliminari.
Cosa vuol dire energia in eccesso nel mining?
Corrente che in quel momento e in quel luogo nessuno compra o nessuno può trasportare: rinnovabili tagliate (curtailment), idroelettrico, gas da torcia (flaring). Il mining la può usare, ma non tutta l'energia in più finisce ai miner e non tutti i miner usano energia in più.
Si può fare mining con l'energia in eccesso in Italia?
Le ore a prezzo zero ci sono ma sono poche e solo di giorno: 106 nel secondo trimestre 2026 al Sud, in Calabria e in Sicilia. Nel nostro esempio, una macchina accesa solo in quelle ore non si ripagherebbe in decenni, e il prezzo zero è un prezzo all'ingrosso, non quello della bolletta.
Il mining di bitcoin spreca energia?
Dipende dal punto di vista: è un consumo grande e voluto, che protegge il registro. Una parte usa energia che altrimenti andrebbe persa, ma non tutta, e i benefici climatici sono difficili da misurare.
Non è consulenza finanziaria
Questo articolo spiega come funziona Bitcoin e cosa si sa del consumo di energia del mining. Non è consulenza finanziaria né di investimento: non dice cosa comprare o vendere, né se conviene minare. I conti sono esempi con ipotesi dichiarate, non promesse di rendimento.
Fonti
- Cambridge Centre for Alternative Finance, Cambridge Digital Mining Industry Report (aprile 2025) e comunicato di Cambridge Judge Business School (28 aprile 2025).
- TheEnergyMag (stampa di settore), Bitcoin Power Use Jumps 38% with Greener Energy Mix (25 luglio 2026): anticipazioni preliminari di Cambridge.
- Digiconomist, Bitcoin Energy Consumption Index (letto il 14 ottobre 2026).
- Terna, Nel 2025 fabbisogno elettrico pari a 311,3 TWh.
- Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System (whitepaper).
- MIT CEEPR, Climate Impacts of Bitcoin Mining in the U.S., WP 2023-11 (PDF), giugno 2023.
- U.S. EIA, Solar and wind power curtailments are increasing in California (28 maggio 2025).
- Banca Mondiale, 2026 Global Gas Flaring Tracker Report (23 giugno 2026).
- Argus Media (stampa di settore), Bitcoin miners help US oil producers cut flaring (8 ottobre 2021): le cifre sono di Crusoe Energy.
- greenme.it, Centrali idroelettriche trasformate in miniere digitali: il modello Alps Blockchain (8 luglio 2025): cifre dell'azienda.
- Italia Solare, comunicato del 16 luglio 2026 sul mercato elettrico (associazione del fotovoltaico).
- ARERA, delibera 27 marzo 2025, 128/2025/R/efr (PDF).
- Renewable Matter, Fotovoltaico in Sicilia (22 gennaio 2026).
- Kryptex, Antminer S21 XP (pagina aggiornata il 13 ottobre 2026; prezzo di un rivenditore).
- Hashrate Index Roundup, 28 settembre 2026.
- BCE, tassi di cambio di riferimento euro/dollaro (13 ottobre 2026).