Sembra una domanda provocatoria, eppure è serissima: i soldi che hai in banca non sono, fisicamente, tuoi. Sono un credito verso la banca.

La moneta sulle tue carte di plastica non è un bene di cui sei direttamente proprietario. La carta è tua, ma il denaro che rappresenta è custodito — e gestito — da qualcun altro.

Un esperimento mentale

Immagina che la tua banca, all'improvviso, chiuda. Il bancomat rifiuta il prelievo, la cassa del supermercato pure. Corri in banca: chiusa, con un cartello sulla porta che dice che non può più offrire servizi ai clienti. “Impossibile”, “è uno scenario improbabile”: è la reazione più comune. Eppure è già successo.

È già successo: Amato 1992 e Cipro 2013

Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, mentre la Lira era sotto attacco, il governo Amato dispose un prelievo forzoso e improvviso del 6 per mille su tutti i depositi bancari, autorizzato da un decreto d'emergenza. Più di recente, nel 2013, la crisi di Cipro: in cambio di un aiuto finanziario, fu imposta la chiusura della seconda banca nazionale e un'imposta che arrivò a colpire pesantemente i grandi depositi della principale banca dell'isola. Molti non riuscirono a recuperare i propri risparmi: negozi chiusi, supermercati vuoti, persone rimaste senza nulla da un giorno all'altro.

Bitcoin: le chiavi in mano a te

Satoshi ha pensato l'opposto: il controllo dei bitcoin resta direttamente al proprietario, non a un ente che li custodisce. Solo chi possiede la chiave privata può trasferirli. Così non sono possibili prelievi forzosi né collassi imposti dall'alto. A noi, europei con un'economia stabile, sembra uno scenario lontano — ma anche Cipro sembrava improbabile.

Questa “chiave privata” è un codice unico e casuale (qualcosa come 5HrMruikYDNGsdjTKfNLfhv1Qc…). Nel prossimo articolo vediamo come funzionano chiave pubblica e privata, e cos'è davvero un wallet.